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Non serve cercare le colpe

Aggiornamento: 29 set 2021




Molto spesso accade che chi si rivolge al Marital Coaching arrivi con una sentenza già scritta, vera e propria condanna già emessa: 'siamo una coppia molto litigiosa’, ’non siamo più quelli di una volta’, ‘la nostra è una relazione malsana’, ’siamo all’ultima spiaggia’, ...


Si tratta, non di rado, di etichette, vere e proprie lettere scarlatte, che i due partner ci tengono, con una dedizione quasi morbosa, a cucirsi addosso. È come se il volersi costringere ad appartenere ad una categoria disfunzionale, normalmente quella quella del dolore, della sventura e, in definitiva, della inevitabilità, sia il necessario prologo per una fine anch’essa già scritta da tempo: la separazione, la frattura, la necessaria liberazione da un giogo insopportabile.


Per dare compimento, quasi sempre inconsapevolmente, al finale previsto dal copione scritto in anticipo, è necessario, coerentemente con le premesse fatte, eliminare tutte le altre possibili alternative, avendo riguardo, soprattutto, alle alternative di riconciliazione.

I Coachee fanno di tutto, allora, pur di confermarsi nei già bassi livelli di autostima e il ricorso a definizioni sofferenti e, soprattutto, estreme, serve loro per creare, a modo di capro espiatorio, la figura del paziente designato, utile a smarcarsi dall’inevitabile senso di colpa che si affaccia nelle loro coscienze davanti al baratro della scelta estrema della separazione.


Allo scopo di mostrare la inevitabilità della loro condizione i due partner frequentemente si disperdono nella narrazione ricca di dettagli di quello che è stato, sino a quel momento, il loro vissuto: essi ritengono, infatti, che quanto più precisa sarà stato il loro racconto, tanto più necessario e giustificato sarà il ricorso a scelte estreme.

Se il Marital Coach si lasciasse trascinare lungo questo tortuoso percorso di ricerca delle colpe e delle responsabilità che sono all’origine dello stato presente dei suoi Coachee, diverrebbe parte del loro sistema disfunzionale, perdendo, in tal modo, quella indipendenza ed autorevolezza necessarie perché il suo aiuto sia realmente efficace.

Al Marital Coach, invece, spetta il compito di prospettare alla coppia la cui autostima è molto bassa al punto da non lasciare spazio ad altro che non siano pensieri e considerazioni svalutative (‘non ce la possiamo fare’, ‘abbiamo provato di tutto’, ‘il nostro passato è più grande del nostro futuro’) un vero o proprio cambio di paradigma che può essere condensato nella frase: non serve cercare le colpe.

Al Marital Coach, infatti, avendo questi lo sguardo fisso sullo stato desiderato e sulla necessità di trasformarlo in un obiettivo ben formato, misurabile, nella disponibilità dei Coachee e, soprattutto, espresso in positivo, non interessa il passato con il suo carico di colpe e di dolore.


Il Marital Coaching è rivolto al futuro, al ‘poter essere’ della coppia che gli sta davanti.


Per questo motivo conviene dedicare ai trascorsi passati della coppia il minor tempo possibile (in genere è sufficiente una sola sessione, la prima).


Questo approccio crea una vera e propria struttura di contenimento e di lettura in positivo dei problemi della coppia in difficoltà con una serie di effetti virtuosi: la mera prospettiva di futuro svincola i due partner dalla coazione a svalutarsi e li incoraggia ad assumersi individualmente la responsabilità del cambiamento dovendo focalizzarsi sulla crescita e sulla evoluzione della coppia.

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